Visualizzazione post con etichetta linux. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta linux. Mostra tutti i post

venerdì 12 agosto 2016

Qnap Recovery - DOM Replace




I fatti

Era un luminoso pomeriggio d'aprile ed ero alla ricerca di un posto ove salvare i backup delle VM vmware di sviluppo. Ad un certo punto, scavando nei rifiuti, emerge un qnap (TS-469U-RP),  l'ideale per i miei scopi: 4 dischi, due schede di rete, alimentazione ridondata e, cosa da non sottovalutare in un uffiico, abbastanza silenzioso. Purtroppo la bestia si trovava nel paradiso dell'hardware, non a caso.

L'analisi

Primo test: collego tensione. Nessuna esplosione e niente puzza di bruciato. Accendo, collegando un monitor e una tastiera usb. Compare il logo qnap ma poi tutto sembra congelato. Spengo brutalmente e riaccendo e qualcosa sembra partire: uncompressing linux... ok booting kernel . Pochi secondi dopo, schermata nera e cursore fisso.

L'azione 

Probabilmente il firmware è andato, penso. La procedura di recovery sul sito qnap prevede il boot da usb con una distro minimale per poi copiare su DOM (disk on module) l'immagine del firmware base.
Grazie a DriveDroid ho sempre a portata di mano, sullo smartphone, una iso di sysrescuecd. Collego, quindi il telefono via usb e faccio il boot.
L'entusiasmo si spegne presto: per qualche motivo, non ben definito, il video sparisce dopo pochi secondi dal boot. La cosa più semplice che mi viene in mente è di collegarmi via ssh.
In sysrescuecd per attivare l'ssh devo passare due parametri al boot
  • password di root, con rootpass=xxx;
  • indirizzo ip fisso, con  ethx=x.x.x.x/yy.
A quel punto da un altro pc della rete mi connetto col putty e zac! Funziona! Posso finalmente procedere al rispristino del firmware.
Al successivo reboot, il nas parte correttamente. Procedo con l'upgrade del firmware come da manuale.
Ennesimo reboot (e che è, windows?) e stavolta mi si presenta il prompt dell'efi. Qualcosa non quadra: il sistema non trova niente da cui bootare. Vuoi vedere che il famoso DOM non funziona ? Spengo tutto e apro il case.
Il DOM di cui si parla tanto non è altro che una memoria SSD da 512MB collegata ad una porta usb a pettine interna.

La DOM da 512MB

Ennesimo boot con sysrescuecd per copiare (con dd) dalla DOM a una chiavetta USB. Finita l'operazione collego una porta usb con la chiavetta al connettore interno. Questo perché bootando direttamente da usb esterno, il sistema (forse perchè si aspetta di lavorare da /dev/sda) non funziona.
In giallo il connettore USB

Accendo, attendo la fine del boot e, finalmente, il qnap è di nuovo operativo!





martedì 28 aprile 2015

SSH Pam Fun

Come già raccontavo nel post "Raspberry pi: two factor authentication", l'utilizzo dei Pluggable Authentication Module consente di affinare la fase di autenticazione.
Ben presto mi sono accorto che il dover inserire sempre un doppio codice (password e codice d'accesso), sebbene renda la connessione ssh più resistente al brute force, si può dire superfluo (e anche un po' fastidioso) quando si accede da postazione "sicura" (es: macchina locale).

Pam_access.so

Questo modulo consente di regolare l'accesso basandosi su login, indirizzo ip di provenienza, dominio ecc. Di norma le regole vengono prese dal file /etc/security/access.conf ma è possibile indicare un percorso differente tramite il parametro accessfile.
Nel file si definiscono, quindi, le regole per l'accesso. Se per ipotesi volessimo l'accesso consentito solo alla rete locale, la regola sarebbe:

debe@raspberrypi /etc/pam.d $ cat /etc/security/access-local.conf
# only allow from local IP range
+ : ALL : 192.168.1.0/24
+ : ALL : LOCAL
- : ALL : ALL
A questo punto se configurassi pam_access.so in /etc/pam.d/ssh come required mi troverei con ssh accessibile solo da rete locale. Ma quello che voglio io è bypassare il modulo di google nel caso pam_access.so abbia successo (cioè ci sia un match con le regole).
Ecco quindi la riga completa:
auth    [success=1 default=ignore] pam_access.so accessfile=/etc/security/access-local.conf
auth       required     pam_google_authenticator.so
Fra parentesi quadre si vede che in caso di successo, si indica al sistema di "saltare" il successivo passo (quello del Google authenticator). In tutti gli altri casi, il modulo e' ignorato.

venerdì 10 maggio 2013

Clonare una VM con ESXi v5

Sono diventato il fortunato possessore di un server ESXi v5 sul quale far girare un po' di VM per i vari test. Una delle sfortune del suddetto server è che non ha tutte le fantastiche (e costose) features delle varie versioni superiori, in primis la clonazione. Fortunatamente grazie all'accesso ssh e un po' di console, si può tranquillamente portare a compimento l'operazione.

Attivare connessione SSH dal vSphere Client

Apriamo il client e ci connettiamo al server con un utente amministrativo. Nella tag configuration, si seleziona Security Profile e poi Properties.. nella sezione Services. Selezionando SSH e Options... si ha la possibilità di fare un bel Start. Fatto ciò ci si connette con utente root via ssh.

Clonare Disco

Giunti in console ci vengono in aiuto un sacco di tool. Il primo è vmkfstools che consente di fare la copia del disco virtuale. Requisito necessario è che la VM origine sia spenta, altrimenti non è possibile ottenere il lock esclusivo. Ci spostiamo quindi sul datastorage e lanciamo la copia del disco.
~ # cd /vmfs/volumes/4f466873-289b519c-2689-d067e5e5780e/vm1
/vmfs/volumes/4f466873-289b519c-2689-d067e5e5780e/vm1 # mkdir ../vm2
/vmfs/volumes/4f466873-289b519c-2689-d067e5e5780e/vm1 # vmkfstools -i vm1.vmdk ../vm2-vm2.vmkd
Destination disk format: VMFS zeroedthick
Cloning disk 'vm1.vmdk'...
Clone: 100% done.

Ecco fatto. A questo punto sarebbe sufficiente creare una nuova vm con il disco appena copiato. ma io sono pigro e quindi mi copio pure la configurazione.

Clonare Configurazione

Il file .vmx è un semplice file di testo. Si può quindi copiare tranquillamente e poi editare a mano.
/vmfs/volumes/4f466873-289b519c-2689-d067e5e5780e/vm1 # cp vm1.vmx ../vm2/vm2.vmx
si edita quindi il file vm2.vmx e si sostituiscono le occorrenze di nome, file del disco, file della memoria virtuale e file di swap, adattandoli a quelli appena creati, come ad esempio:
nvram = "vm2.nvram"
displayName = "vm2"
extendedConfigFile = "vm2.vmxf"
ide0:0.fileName = "vm2.vmdk"
sched.swap.derivedName = "/vmfs/volumes/4f466873-289b519c-2689-d067e5e5780e/XPPlcTestDebe/vm2-ab51994b.vswp"
 

Aggiungere la VM all'inventario

Abbiamo tutto quello che serve alla nuova VM. Registriamola, quindi, con il comando
~ # vim-cmd solo/registervm  /vmfs/volumes/4f466873-289b519c-2689-d067e5e5780e/vm2/vm2.vmx
che restituisce l'id della vm appena creata.
Attenzione che nel caso di windows bisogna poi cambiare l'hostname e il SID tramite il tool della sysinternals

Ciao
Debe

venerdì 19 aprile 2013

Raspberry PI: Two Factor Authentication via Google

Ebbene sì: sono uno dei fortunati possessori di una RaspberryPI. In realtà ne posseggo due, una utilizzata per i test e l'altra che se ne sta allegramente collegata al modem di casa per "fare cose". Quest'ultima è direttamente accessibile dalla Grande Rete attraverso la più classica delle connessioni SSH.
La raspberryPI e la maglietta. Stiloso!
Un bel giorno mi sovvenne l'idea di rendere il login un pochino più sicuro, introducendo la Two Factor Authentication:
un metodo di autenticazione che si basa sull'utilizzo congiunto di due metodi di autenticazione individuale.
Nello specifico i due metodi sarebbero:
  1. qualcosa che si conosce (la coppia user/password);
  2. qualcosa che si possiede (un generatore di codici);
Nulla di nuovo, insomma. Diversi istituti bancari da tempo utilizzano questa modalità per l'accesso all'e-banking. Anche Google consente di attivare il meccanismo sui suoi account utilizzando, come generatore di password temporanee, una applicazione per smartphone. Il tutto è generosamente rilasciato sotto forma di modulo PAM.
Ma veniamo alla pratica e cerchiamo di farla valere più della grammatica.
Prendiamo la raspberry sulla quale sta girando la raspbian e installiamo il modulo che serve.
debe@raspberrypi ~ $ sudo apt-get install libpam-google-authenticator
Fatto? Bene! Passiamo alla configurazione.
Lanciando il tool google-authenticator viene chiesto se si vuole utilizzare un token time-based (TOTP) cioè che cambia a intervalli regolari, oppure no.
Do you want authentication tokens to be time-based (y/n) n
https://www.google.com/chart?chs=200x200&chld=M|0&cht=qr&chl=otpauth://hotp/utente@host%3Fsecret%3DCHIAVESEGRETISSIMA
Your new secret key is: CHIAVESEGRETISSIMA
Your verification code is 123456
Your emergency scratch codes are:
  xxxxxxxx
  yyyyyyyy
  zzzzzzzz
  qqqqqqqq
  hhhhhhhh
 Do you want me to update your "/home/debe/.google_authenticator" file (y/n)
Se decidiamo per la prima strada, bisogna tener presente che il clock della macchina deve essere corretto e quindi, probabilmente, serve installare anche un client ntp.
Scelto il tipo, ci viene fornito il materiale per sincronizzare l'applicazione che genera i codici. Si può scansionare il QR Code direttamente in console (generato tramite la libreria libqrencode3), seguendo il link fornito, oppure inserendo manualmente la chiave di partenza. Al termine salviamo il file di configurazione.
Ora indichiamo a sshd di utilizzare il modulo appena installato. Aggiungiamo al file /etc/pam.d/sshd (dopo tutte le autenticazioni di default) la riga.
auth required pam_google_authenticator.so nullok
nullok serve per consentire l'accesso anche a chi non ha un file di configurazione (quindi solo con user-pass).
I codici di emergenza servono, con somma fantasia, in caso in cui non abbiamo a disposizione qualcosa per generare il codice.
Prima di far ripartire sshd manca ancora un passo: nel file /etc/ssh/sshd_config il parametro ChallengeResponseAuthentication deve essere yes.
Facciamo ripartire il servizio sshd e tentiamo il login:

debe@host1:~> ssh <indirizzoIP>
Password:
Verification code:
Linux raspberrypi 3.6.11+ #371 PREEMPT Thu Feb 7 16:31:35 GMT 2013 armv6l
debe@raspberrypi ~ $
Il verification code è quello generato dalla applicazione.

That's all folks!
Ciao
Debe

mercoledì 3 aprile 2013

Proxy NTLM e Linux

L'accesso a internet sul luogo di lavoro avviene spesso con un proxy Microsoft con autenticazione di dominio. Purtroppo i vari programmi del pinguino di uso quotidiano (si pensi ad esempio a wget) non ne conoscono il protocollo proprietario (NTLM). Ci viene quindi in aiuto il software cntlm che altro non è che un proxy il cui unico compito è veicolare le richieste, intervenendo solo nel momento della autenticazione.

INSTALLAZIONE SU CENTOS

Fortunatamente il simpatico tool è già pacchettizzato in rpm. Basterà quindi scaricarlo e installarlo sulla nostra distro con il comando (da root):
[root@AutmTest Desktop]# rpm -ivh cntlm-0.92.3-1.x86_64.rpm


CONFIGURAZIONE

Ovviamente prima di utilizzarlo è necessario configurare le nostre credenziali e il proxy al quale collegarsi.
Apriamo quindi con il nostro editor di fiducia il file /etc/cntlm.conf e impostiamo i seguenti parametri base
Username mioutente
Domain dominio
#Password non impostare (si useranno gli hash)
Proxy ip:porta del proxy
Listen la porta di ascolto del proxy http
Gateway yes se si vuole che sia raggiungibile anche da altri ip della rete
Non abbiamo impostato la password perché sarebbe in chiaro. E' meglio utilizzare gli hash che introducono un livello di sicurezza in più (essendo determinati da l'unione di user, dominio, host e password).
Lanciamo quindi il comando:
[root@AutmTest Desktop]# cntlm -c /etc/cntlm.conf -I -M http://www.google.com
Password:
Config profile 1/11... OK (HTTP code: 200)
----------------------------[ Profile 0 ]------
Auth NTLMv2
PassNTLMv2 782589B6EB85EDCD5C93020F604CE2AA
------------------------------------------------ 
copiamo le righe del profilo individuato e inseriamole nel file di configurazione.


PRONTI PARTENZA VIA!

Fatto ciò siamo pronti a partire. Possiamo lanciare il servizio (da root)
[root@AutmTest Desktop]# /etc/init.d/cntlmd start
e impostare l'applicazione per connettersi con il proxy via http.
Se ci fossero dei problemi è sempre possibile vedere il log delle operazioni lanciando da console
[root@AutmTest Desktop]# cntlm -v -f
In tal modo il software si mette in esecuzione in foreground e mostra il log delle operazioni.


Ciao a tutti.
Debe